Titolo di apertura di oggi del Corriere della Sera: “I vescovi: subito salari e rifiuti”.
A voi il commento…
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E’ di ieri la notizia che il neo Ministro dell’Interno Roberto Maroni intende nominare il prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi “Commissario straordinario per l’emergenza Rom”. Ma come? Il Ministro “Padano”, federalista della prima ora, affida poteri straordinari ad un “prefetto”, la figura istituzionale più “centralista” del nostro ordinamento, eredità addirittura dell’epoca napoleonica? Non ci posso credere.
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La drammatica vicenda dell’uccisione del giovane veronese Nicola Tommasoli per mano di 5 giovanissimi suoi “concittadini” ci pone di fronte all’angosciante prospettiva di un paese sempre più incapace di controllare i suoi istinti più bassi. E dove le istituzioni dovrebbero assumere posizioni ferme si cade invece nelle letture strumentali, di questa o quell’altra parte, perchè si hanno comunque dei secondi “fini”. Esempio lampante l’infortunio televisivo del neopresidente della Camera. Il clima di grande tensione del paese certo non contribuisce a rasserenare gli animi, ma poco c’entra con il vuoto, anche politico, di molte giovani teste di cazzo (mi perdonerete il termine) che non hanno mai avuto un cervello, e quindi non fanno altro che dare sfogo ai propri impulsi primari, che nel criminale caso di Verona si sono rivelati impulsi omicidi. Poi metteteci pure il contorno dell’idelogia, i naziskin e tutte le altre considerazioni del caso su “Verona nera” e il Veneto razzista… Ma alla fine ciò che balza agli occhi è ben altro: mi chiedo sempre cosa sappiano questi 20enni del nazismo e dei tremendi lutti da esso causati. Li guardo e vedo soltanto delle grandi teste di cazzo e sono troppo triste per continuare a parlare di loro.
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Il primo episodio il 22 aprile scorso, quando il pattugliatore «Comandante Borsini» ha “messo in fuga” 5 barchini che parevano intenzionati ad abbordare il «Neverland», una petroliera di 239 metri col tricolore a poppa, della Finaval di Roma e diretta a Sikka in India.
Il secondo il 27 aprile, quando addirittura il rifornitore di squadra «Etna» ha impedito quella che lo Stato maggiore della Marina ha definito «un’ azione di avvicinamento» a un mercantile battente bandiera panamense da parte dei già noti barchini di pirati.
Il pattugliatore «Comandante Borsini»
E’ dunque “guerra” ai pirati nel golfo di Aden? La Marina Italiana sta cercando, pur con grandi difficoltà (leggi alla voce pochi scafi disponibili), di “mostrare bandiera” e svolgere un’efficace azione di deterrenza nei confronti dei sempre più pericolosi banditi del mare.
Si tratta di un tentativo senza dubbio aprezzabile per una nazione che vuole continuare ad essere “marittima”, con tutte le implicazioni storico-politiche che questa definizione inevitabilmente si porta dietro (rileggetevi il compianto Prof. Carlo Maria Santoro a questo proposito).
La Marina, tramite il suo ufficio stampa, ha però minimizzato la portata degli episodi (in particolare il primo). Secondo quanto riferito dal Tenente di Vascello Federico Mariani, addetto alla Pubblica Informazione della Marina militare, “il Borsini è impegnato in una attività di sorveglianza nel golfo di Aden e compie azioni di scorta e difesa del traffico marittimo di origine italiana. Durante la scorta alla Nevrland ci si è accorti di questi 5 barchini che puntavano verso la petroliera. Dal pattugliatore italiano si è immediatamente levato in volo un elicottero e si è cercato di contattare sul canale 16 le imbarcazioni sospette chiedendo informazioni sulla loro rotta e le loro intenzioni. Non avendo avuto risposta e visto che le imbarcazioni continuavano la loro manovra di avvicinamento alla Neverland, il pattugliatore ha stretto le distanze dalla petroliera mentre l’elicottero si è diretto sopra i 5 barchini che si sono allontanati”.
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